Federica racconta l'India del Nord (e il modo in cui l'ha cambiata)

 immagine Federica racconta l'India del Nord (e il modo in cui l'ha cambiata)

 

 

Federica quest’estate ha trascorso sei settimane in India, a Chandigarh, la città di Le Corbusier. “Una città pulitissima, la più pulita dell’India!”. Ha scelto di partire con l’associazione studentesca AIESEC per uno stage di volontariato nelle scuole. È rimasta profondamente affascinata dal continente indiano e dalla sua gente, e consiglia a tutti di visitarla, ma ad una condizione: farlo subito! Sono stata in India durante la stagione dei monsoni. Ti dirò, pensavo peggio! Praticamente c’è il sole tutta la giornata, e poi ti capita all’improvviso di imbatterti in una terribile pioggia tropicale. Tutto si allaga, e rimani bloccato per un paio d’ore.

 

Dove hai alloggiato?

 

Ho alloggiato in Intern Houses abbastanza spartane che condividevo con stagisti provenienti da varie parte del mondo. Eravamo un bel gruppo e con loro ho organizzato diverse gite in giro per la regione. Sono stata ai piedi dell’Himalaya, a Delhi, a Manali… ho fatto tanti bei giri spendendo sempre pochissimo!

 

Che cosa facevi?

 

Il mio è stato uno stage di volontariato e il mio compito era insegnare inglese nelle scuole per bambini disagiati. È stata un’esperienza bellissima, ma devo dire che non sono riuscita a dare davvero quello che avrei voluto. Nel Punjab pochi parlano inglese, ed è una realtà diffusa in tutta l’India del nord. Nella scuola in cui insegnavo nemmeno le maestre sapevano parlare inglese, figuriamoci i bambini sotto i 5 anni! Non potevo comunicare, in sei settimane sono riuscita soltanto a fargli imparare le lettere dell’alfabeto. È ovvio che c’è sempre stato un muro tra me e quei bambini. Una volta però un episodio mi ha ripagata di tutto. C’era un intervallo e noi avevamo appena fatto vedere come scrivere i numeri. Tutte le bambine si erano messe in fila per farmi controllare i loro quaderni, tutte sorridenti! Io allora guardavo i quaderni uno per uno, e le accarezzavo se avevano fatto giusto. Ad un certo punto arriva la bambina più piccolina che aveva riempito il quaderno di “2” scritti al contrario! Allora io le ho preso la matita e le ho fatto vedere come andavano fatti, facendole capire che aveva sbagliato. Lei riprova, e fa di nuovo sbagliato. Allora ad un certo punto l’ho fatta sedere sulle mie gambe e con la mia mano sulla sua, l’ho guidata nella scrittura. Dopodiché abbiamo ricominciato la nostra lezione. Alla fine della giornata questa bambina è ritornata da me con un sorrisone enorme. Le ho guardato il quaderno, e finalmente aveva fatto i 2 dritti. Mi guardava con due occhioni pieni di gioia! E io non potevo parlarle!! L’ho abbracciata e ho cercato di farle capire in ogni modo quanto fossi fiera di lei! È stato bellissimo.

 

Essendo andata in India attraverso un’associazione studentesca, a Chandigarh sei stata molto a contatto con studenti indiani. Sono tanto diversi da noi oppure no?

 

I giovani stanno iniziando a emulare i comportamenti e i modi di vivere occidentali, portandoli all’esasperazione. Quando escono a bere non hanno limiti, e trattano i camerieri con grande scortesia. Mai un per favore! Questo gli uomini. Dovresti poi vedere in che modo spudorato guardano le ragazze. Non si azzardano mai a infastidirne una, ma non si fanno problemi a fissarla tutti in gruppo. Di sicuro l’India è una società patriarcale. Con me sono sempre stati tutti gentilissimi, ma lo vedi nelle piccole cose. Per esempio, quando è venuto a trovarmi il mio ragazzo per le ultime due settimane, se dovevamo chiedere qualcosa a qualcuno, era con lui che parlavano. Anche se volevano chiedere di fare una foto a me, si rivolgevano a lui per avere il permesso.

 

 

Ti chiedevano di fare fotografie?

 

Sì, evidentemente è una cosa rara incontrare un bianco per strada. Così quando ti vedono ti fotografano, pieni di stupore. Mi è capitato spessissimo. Anche perché ho i capelli ricci e per loro sono straordinari! Mi chiedevano ovunque di farmi fotografie. Le donne dovrebbero essere sempre coperte sulle spalle e le gambe, la pancia invece può essere mostrata. Quindi vedi molte ragazze con il sari, o anche altre vestite all’occidentale, con magliette, jeans e sandali. E poi la sera ne vedi altre che vanno in discoteca vestite come le peggiori ragazzine americane, senza che facciano scandalo. C’è un particolare miscuglio!

 

Per quanto l’India si stia modernizzando, la divisione in caste rimane un tabù ben radicato. L’hai notato durante il tuo soggiorno?

 

Ti posso dire che una sera sono andata a dormire insieme ad un altro stagista dal mio referente indiano. La mattina durante la colazione noto una ragazza che gira per casa. Chiedo al mio referente se è sua sorella, e lui scoppia a ridere come avessi chiesto chissà cosa. E lui con disprezzo ha spiegato che era la serva.

 

Pensi che un occidentale potrebbe trasferirsi in India e mantenere inalterato il suo stile di vita?

 

In India ci sono tutte le catene dei negozi che abbiamo qui, da McDonald’s a Zara. Quindi sì, penso che un europeo in India potrebbe vivere all’occidentale senza problemi. Certo dovrebbe fare i conti con città più spartane e con un traffico inimmaginabile. Per quanto riguarda il cibo invece, di sicuro puoi trovare la pizza e tutto ciò che di occidentale ti viene in mente. Ma secondo me prima o poi ti conformi al loro modo di mangiare. Io da grande amante della carne e in particolare del maiale, sono diventata quasi vegetariana. Cucinano le verdure in tanti modi diversi e sono tutte molto saporite. Mi è piaciuta tanto la loro cucina! E poi per vivere in India alla fine non è vero che c’è bisogno della mascherina e dell’amuchina in tasca. Non ho fatto mai la schizzinosa e non mi sono mai ammalata. Basta solo un po’ d’attenzione, anche perché gli indiani sono persone pulite. È il modo in cui tengono il territorio che è allucinante! Entrando a Delhi dal nord la prima cosa che vedi è una discarica a cielo aperto: un’enorme montagna di rifiuti.

 

Il traffico ti ha molto colpita, vero?

 

Assolutamente sì! Credevo di morire ogni volta che salivo su una macchina! Soprattutto perché chiunque può entrare sulla strada, con qualsiasi mezzo di trasporto, anche con i carretti. Ti puoi praticamente inventare il tuo mezzo di trasporto personale, e andare! Ci sono perfino le vacche. I camion sul retro hanno scritto “suona il clacson”: immaginati il frastuono. Poi guidano come dei pazzi. Eppure c’è anche la polizia per la strada! Che cosa ci faccia non lo so, dato che ognuno fa quello che gli pare!

 

L’India è un paese sicuro?

 

Sì. Delle mie amiche hanno fatto il giro dell’India settentrionale viaggiando sempre da sole, e non è mai capitato nulla. Gli indiani sono tranquillissimi, estremamente pacifici. Penso che sia molto più pericoloso andare in Sud America. Quando sono andata a fare trekking la mia guida indiana mi ha spiegato che loro non credono nell’Inferno: vivono la religione con serenità, così come tutto il resto. Basti pensare che diversi gruppi religiosi convivono pacificamente. Li ho trovati invece molto duri con gli Hijras, i transessuali. Vengono molto discriminati, sono allo stesso livello degli intoccabili, tanto che gli vengono negati alcuni diritti, come quello di voto.

 

Devi per forza alloggiare in un grande hotel prenotato con l’agenzia per trovarti bene?

 

Assolutamente no! Certo, ti devi saper adattare a situazioni anche molto spartane, ma io mi sono sempre trovata benissimo prenotando in internet, o addirittura entrando a caso negli ostelli e chiedendo se avevano una camera libera.

 

 

Hai avuto uno shock culturale?

 

Il traffico! Ti giuro, io non capisco come facciano a non morire per quelle strade.

Ah, non il livello di povertà?

 

No, forse solo un turista frettoloso ne sarebbe davvero scioccato. Quando ti fermi ad osservare più in profondità, ti rendi conto di come siano davvero felici anche le persone più povere. Riescono sempre a trovare un motivo per cui essere felici. Questa è una cosa che mi ha cambiata davvero. Tornata in Italia ho iniziato a dare un peso completamente diverso alle cose, ho smesso di angosciarmi per le cose futili. Per esempio, i bambini di cui mi occupavo erano bambini poveri. In India la distinzione fra ricchi e poveri è nettissima. Le classi erano di tot studenti che si presentavano ogni mattina con i vestiti bucati e i piedi scalzi. Si stava seduti per terra e le maestre facevano lezione scrivendo sulla lavagna appoggiata su di una sedia. Ci sono molte somiglianze con gli asili di qui, ma ovviamente lo standard è bassissimo. Posso dire però che stavano comunque bene. Innanzitutto il governo indiano è tra i più ricchi del mondo e riesce a garantire a tutti la sopravvivenza. Ma oltre a questo, la mentalità indiana li porta ad essere grati di quello che hanno, anche se quello che hanno è niente. Magari vivono per strada, ma finché possono dire di essere liberi, sono felici. Gli indiani hanno un gran cuore, sono gentili e accoglienti, un popolo meraviglioso.

 

 

Purtroppo però, come già ho accennato, l’India si sta sempre più occidentalizzando, e la rapida crescita economica sta portando il Paese alla perdita della sua spiritualità, così affascinante e così radicata, per ora. Ti racconto una cosa che mi ha colpito. Vedevo continuamente le donne che spazzavano con la scopa senza manico. Tutte chinate, e io mi chiedevo come mai faticassero così, come mai non attaccassero il bastone alla saggina. Un giorno ho chiesto il motivo di questo comportamento, e mi è stato risposto che la terra è sacra, e quindi nel quotidiano si cerca di starle il più possibile vicino. Anche così. Più si è a contatto con la terra, meglio è. Quindi mangiano per terra, si siedono per terra, si chinano verso la terra… certo che quando invece vedi nei centri commerciali i negozi per elettrodomestici, ti chiedi fino a quando potrà durare tutto questo. Secondo me tra 10 anni sarà troppo tardi per andare in India, e già adesso è diversissima da com’era 10 anni fa. Il progresso avanza, si stanno omologando, ma ancora conservano delle caratteristiche proprie fantastiche, che sanno di antico. Per esempio per strada vedi i Baba, i santoni, tutti vestiti di arancione. Hanno collane di semi che si tengono addosso perché sprigionano energia positiva. Vanno in giro con una tazza di latta, ma non chiedono l’elemosina. È la gente ad andare da loro e a chiedere la benedizione in cambio di una moneta o di qualcosa da mangiare. Vivono così, benedicendo la gente e parlando del bene e del male, snocciolando perle di saggezza.  Altro aneddoto: ho fatto un viaggio di 16 ore in pullman per arrivare a Jaipur. Poco prima dell’arrivo abbiamo visto una macchina in panne sul ciglio della strada. L’autista del mio pullman allora si è fermato, e usando la cintura di sicurezza ha legato la macchina al nostro pullman e l’ha trainata per un’ora intera. Preoccupandosi sempre che la cintura non si spezzasse, che tutto andasse bene. Mi ha colpita. Lì tutti si aiutano.  Quando ho parlato con il Baba, lui mi ha regalato una collana e mi ha detto che dobbiamo nutrire di meno la nostra mente, e di più il nostro cuore. È una frase che può avere mille significati ovviamente, ma io penso voglia dire che noi occidentali dovremmo smetterla di vivere così freneticamente, pensare che tutto ruoti attorno all’istruzione e al lavoro e alla carriera, e prendere come esempio gli indiani, che il cuore lo nutrono davvero.

 

A cura di Giulia Rinchetti

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