Il viaggio interattivo, l'avventura di Angelo Lo Presti

 immagine Il viaggio interattivo, l'avventura di Angelo Lo Presti

 

Angelo Lo Presti, a Berlino, era direttore creativo della sua agenzia di design, guadagnava bene e aveva molte soddisfazioni in campo lavorativo. Ad un certo punto, ha mollato tutto e tutti e ha seguito quello che l'istinto gli diceva di fare, tutto questo per il sapore dell'avventura e per vivere nuovamente da nomade: “Credo che quando si ha la capacità di non farsi ammaliare dai beni materiali e si ha la forza di dire NO e seguire la propria indole, si acquista una forza e una fiducia in se stessi che niente e nessuno può distruggere”. Da qualche tempo ha dato vita ad un viaggio interattivo, decisamente una novità di cui Angelo ci parla nella seguente intervista.

 

Angelo, ci racconti in cosa consiste il tuo viaggio interattivo?

 

Il viaggio interattivo è un'avventura in solitaria di un anno nell'America Centrale e nel Sud America. Iniziato a Cuba, tutte le mete vengono scelte da un pubblico, che di settimana in settimana vota le tappe successive e le attività che desidera scoprire. Queste possono variare dal fare surf, a scalare un vulcano, a vivere con una famiglia in Guatemala e così via. Per votare le prossime mete basta registrarsi gratuitamente su superjab.com/voteIl mio compito è quello di filmare tutto il percorso, le persone che incontro, le varie avventure e vicissitudini e creare dei blogs settimanali, che raccontano il viaggio proprio come una serie Web. Tutte le puntate della serie si trovano su superjab.com/episodesGli episodi video, oltre a creare un reportage reale e in continua evoluzione, danno la possibilità alla gente di seguirmi passo dopo passo, settimana dopo settimana. Inoltre non li rende spettatori di un percorso, ma artefici dello stesso. Questo sistema rende il percorso imprevedibile, unico nel suo genere e crea un format innovativo che mette le persone al posto di guida, offrendo loro l'opportunità di vivere un viaggio in maniera collettiva e di partecipare attivamente, come non ha mai fatto prima.

 

Quando e per quale motivo è sorto in te il desiderio di intraprendere quest’avventura?

 

Il desiderio di avventura vive in me da sempre ed è probabilmente legato alla mia insaziabile curiosità e voglia di sfidare me stesso. Mi ricordo che molti dei momenti più gratificanti della mia vita sono legati a qualche avventura o alla gioia di realizzare quello che per molti era definito "impossibile". Le gite scolastiche, i viaggi in macchina con gli amici, le avventure estive dormendo in spiaggia accanto ad un falò, le notti in treno su e giù per l'Italia, i primi viaggi all'estero. Sono questi i ricordi che mi hanno fatto sentire vivo veramente e dipingono nella mia mente immagini di pura felicità. Come diceva Abraham Lincoln: "Alla fine, non sono gli anni della tua vita che contano. Ma la vita nei tuoi anni." Da quando sono nato, sono sempre stato attratto dal sapore di avventura. Se mia madre mi diceva di non andare in un luogo, io ovviamente, ancora più curioso ci andavo lo stesso. Sorrido al pensiero, ma sono state tantissime le volte in cui da ragazzino, prima di uscire, dicevo ai miei: "Torno tra mezz'ora" e poi ritornavo dopo 12 ore o a notte fonda. L'imprevedibilità di quelle giornate per strada aveva una fascino incredibile e con il passare degli anni e grazie alle mie esperienze, ho trovato normale spingermi un po' più lontano e cercare nuove sfide con me stesso e con il mondo che mi circondava. Questo viaggio in particolare è nato nell'Agosto 2014. Dopo aver vissuto per quasi due anni a Berlino, avevo bisogno di vivere una nuova avventura. Ho sempre desiderato scoprire il Sud America e non c'è mai il momento "giusto" per seguire un sogno, ho imparato che il momento "giusto" è ora, non domani, non un giorno, ma oggi. Subito! Perché se ci si ferma troppo tempo a riflettere, è molto più facile perdere la motivazione e farsi distrarre dal proprio obiettivo. Vivevo una vita che per molti era invidiabile. Lavoravo nell’agenzia di design che avevo fondato a Berlino come direttore creativo, guadagnavo bene e avevo molte soddisfazioni nel campo lavorativo. Per molti "ce l'avevo fatta", essere il titolare di se stessi per loro era un punto di arrivo, per me era il punto di partenza. Ho mollato tutto e tutti e ho seguito quello che l'istinto mi diceva di fare. Ho lasciato sul tavolo quasi 20 mila Euro, abbandonando la possibilità di vincere il progetto più importante degli ultimi due anni con la mia agenzia. Ho anche terminato una collaborazione lavorativa con una delle scuole più famose di Design in Europa, dove ero coordinatore e responsabile del corso di UX Design e mentore per gli studenti. Ho detto addio al mio appartamento privato in un quartiere chic di Berlino. Ho fatto tutto questo per il sapore dell'avventura e per vivere nuovamente da nomade. Credo che quando si ha la capacità di non farsi ammaliare dai beni materiali e si ha la forza di dire NO e seguire la propria indole, si acquista una forza e una fiducia in se stessi che niente e nessuno può distruggere.

 

 

Quali sono i Paesi da te visitati e quali quelli che vorresti o sei in procinto di visitare?

 

Piccola premessa, sono in viaggio da 11 anni. A 18 anni invece di fare la classica festa per celebrare la mia "maturità", decisi di festeggiare a modo mio. Raccolsi i soldi che la mia famiglia, i parenti e gli amici mi regalarono per il mio compleanno e partii per Londra per un mese. Nelle ultime settimane prima del rientro mangiai solo pan carré e burro perché erano finiti i soldi. A quei tempi non parlavo nemmeno l'inglese, però quell'avventura mi presentò un mondo nuovo e affascinante. Io, che venivo da un piccolo paesino siciliano, improvvisamente mi accorsi che c'era più della mia piazzetta e che il mondo era il luna park più emozionante. L'anno successivo terminai gli studi al liceo e due mesi dopo essermi diplomato ritornai a Londra, questa volta per rimanerci. Ritornai al mio paesino dopo un anno per le vacanze estive. A Londra ho vissuto per quasi cinque anni, visitando, nel frattempo, gran parte dell'Europa in treno, in bus e a piedi. Dopo essermi laureato, a 22 anni, partii per il mio primo vero percorso in solitaria. Viaggiai per nove mesi con qualsiasi mezzo disponibile. Dormii per strada, in macchina, in spiaggia, nei parchi, in tenda, vivendo con pochissimo. Con un budget limitato attraversai l'Australia, Singapore, la Thailandia, il Vietnam, il Laos, Hong Kong, la Cina e la Mongolia. Tornai in Europa con 17Kg in meno e 50$ in tasca, dopo aver attraversato tutta la Siberia e la Russia in transiberiana. Poi andai a vivere in Canada per un anno e poi Berlino. I Paesi che ho visitato in questo viaggio interattivo sono stati: Cuba, Messico, Belize, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama e Colombia. Ora ti sto scrivendo da un piccolo paesino ecuadoriano in montagna a più di 2,760 metri dal livello del mare e i miei prossimi Paesi in lista sono il Perù, la Bolivia, il Cile, il Brasile e l'Argentina. Vorrei visitare tante altre parti del mondo e culture remote, ma è solo questione di tempo.

 

In che modo ti prepari ad affrontare ogni tuo viaggio?

 

Ogni viaggio nasconde imprevisti e intoppi che non posso prevedere, né cambiare e quindi il passo più importante è cercare di non controllare il mondo, ma di controllare se stessi. La preparazione è a livello psicologico, mentale, spirituale e fisico. Mi spiego. Molte persone, a mio parere, vivono una vita in continua reazione con il mondo che li circonda. Perdono il lavoro e sono costretti a cercarsene un altro. La tipa o il tipo li lascia e allora cercano un'altra relazione. Si sentono grassi e allora si mettono a dieta. Vivono sempre di sponda, di risposta. Io cerco di vivere in costante anticipazione. Di anticipare i tempi, di prendere l'iniziativa e di vivere in azione e non in maniera reattiva. Questo significa che cerco sempre di scegliere senza lasciarmi condizionare dagli eventi e dai fattori esterni e lascio che gli eventi accadano ugualmente e naturalmente. Questo metodo mi dà la possibilità di avere un margine di controllo maggiore della mia vita e della mia persona. Se non mi lascio influenzare dai fattori esterni ho la possibilità di essere pronto ad affrontare qualsiasi imprevisto e di continuare per la mia strada anche se ci sono difficoltà. Non ricordo dove lo lessi, ma questa è una delle caratteristiche che differenzia le persone di successo da quelle che si arrendono al primo ostacolo. In generale, uno dei fattori che le persone di successo hanno in comune, è l'abilità di prendere una decisione rapidamente e di cambiare idea lentamente. Al contrario, le persone che non sono di successo decidono cosa fare lentamente e cambiano idea rapidamente. Questa differenza sembra apparentemente marginale, ma nella vita quest'attitudine crea delle differenze abissali. Per me parte tutto dalla consapevolezza di se stessi. Conoscere i propri punti di forza, le debolezze e i limiti che ci siamo costruiti mentalmente e psicologicamente è fondamentale. Quando si è capaci di conoscersi profondamente, tutto il resto passa in secondo piano e fa solo da contorno. Il mondo, le persone e gli eventi esterni possono avere il potere di alterare la nostra vita solo se glielo permettiamo, ma se si è sicuri della propria persona, questi fattori non riusciranno mai ad alterare il nostro IO. Solo così sarà più facile affrontare le avversità di un percorso di viaggio imprevedibile come questo. Tutto il resto è logistica, buon senso e esperienza.

 

 

Affronti tutto da solo o viaggi in compagnia?

 

Sono convinto che il vero viaggio sia un percorso personale, se si fa in gruppo diventa una gita fuori porta. Consiglio a tutti di intraprendere un viaggio in solitaria, almeno una volta nella vita. I frutti che si coglieranno saranno tra i più deliziosi e le scoperte che si faranno saranno tra le più preziose. Fosse per me, farei una legge che obbliga ogni adolescente italiano ad un percorso di viaggio di minimo 6 mesi in solitaria, altro che servizio militare. Se ognuno di noi avesse il coraggio di prendersi la responsabilità della propria persona e delle proprie azioni invece di lamentarsi o passare il tempo a giudicare gli altri, avremmo un futuro migliore nel nostro Paese. Il mondo cambia solo quando siamo noi i primi a cambiare, a modellarci sul mondo e non a pretendere che sia quest'ultimo e le persone a modellarsi in base alle nostre esigenze egoiste. Viviamo in una società di persone annoiate e svogliate, che vogliono tutto e lo vogliono subito, che cercano la fama, la celebrità, senza fare niente, senza avere un talento né un progetto di vita. Viviamo nell'età della distrazione, dove si guarda un film in TV, si mandano messaggi con un telefonino e si ascolta musica allo stesso tempo. Il viaggio in solitaria ti mette di fronte una realtà alla quale non sei più abituato, ma che è ricca d'insegnamenti se hai la pazienza di apprendere. Ti costringe ad affrontare le paure e i silenzi, la noia e i limiti personali, i dubbi esistenziali e le certezze, le false credenze e i pregiudizi, i sogni e le speranze. Viaggiare da soli ti mette alla luce le vere priorità della vita, ti matura e t'insegna ad essere responsabile, a contare su te stesso e sulle tue forze. Per questo e per tanti altri motivi scelgo di viaggiare da solo. Perché anche dopo 30 anni, continuo ad assaporare la magia che nasce nel mio profondo e ogni giorno scopro dei lati del mio carattere che non avrei mai potuto portare alla luce se fossi stato distratto dalla facile compagnia. Ovviamente, capita di viaggiare con altre persone e senza dubbio è una bella esperienza. Di certo non voglio dire che viaggiare da soli è il metodo migliore. Sono due modi di viaggiare completamente diversi e nascono da esigenze, desideri e aspirazioni diverse. Ognuno di noi viaggia per uno scopo: la curiosità, l'avventura, la voglia di misurarsi con se stessi e il mondo o altro. I fattori sono molteplici, ho avuto la possibilità di vivere entrambe le esperienze e preferisco il viaggio in solitaria, perché mi dà la possibilità di scoprire il mondo con i miei ritmi e con il mio tempo e di soddisfare tutte le mie esigenze. Ho anche capito che solo quando si è soli si è veramente se stessi, perché è comodo andare in giro con persone che ti conoscono e sentirsi parte di un gruppo. E' facile isolarsi dietro le nostre paure e non affrontarle, se ci si nasconde dietro una folla. Ma quando si viaggia da soli, si può fare solo affidamento su se stessi, ci si deve mettere la faccia ed è solo quando si è soli di fronte alle avversità che si scopre di che pasta si è fatti. Per molte persone questo concetto è terrorizzante, ma per me, questo è un passaggio inevitabile nella crescita di una persona e nella costruzione del proprio carattere.

 

Raccontaci un aneddoto divertente accaduto durante i tuoi viaggi.

 

Dopo tanti anni esposto all'imprevedibilità degli eventi e delle situazioni, le storie e gli aneddoti sono innumerevoli. Voglio però raccontarti una storia recente che per me è stata ricca di valori, con la speranza che possa servire d'insegnamento anche ai tuoi lettori. Circa un mese fa camminavo per Medellin, in Colombia. Viaggiando da solo si hanno meno distrazioni ed è più facile osservare il mondo attorno a noi. Mi fermai ad osservare un vecchio signore che camminava nella direzione opposta alla mia. Anche se era ovvio che vivesse per strada, per via del suo abbigliamento e atteggiamento, quello che m'incuriosì di più fu che l'uomo sorrideva con aria beata e con un vecchio pettine si stava pettinando i lunghi e oleosi capelli bianchi. Quando i nostri occhi s'incontrarono io sorrisi e lo salutai e lui ricambiò il mio gesto. Qualche secondo dopo stavamo chiacchierando. Al termine della nostra conversazione, il vecchio mi chiese se avessi una maglia a maniche lunghe per ripararsi durante le notti all'agghiaccio. Il mio cuore si gelò. Non avevo niente con me che potesse venirgli utile e mi sentì impotente di fronte a questa semplice richiesta d'aiuto. Spiegai che non potevo aiutarlo e il vecchio fu gentile nell'ascoltare le mie ragioni e fece per andarsene. In quel momento mi ricordai di avere dei soldi nel portafoglio, così richiamai la sua attenzione e gli dissi: "Non ho niente da regalarle, ma ho solo 5 milapesos e spero che le possano essere d'aiuto" Da premettere che 5 mila pesos colombiani sono meno di 2 dollari. Ero quasi imbarazzato nel confessare che tutto quello che potevo dargli erano 2 miseri dollari. Il vecchio prese la banconota tra le sue mani e cominciò a baciarla come se fosse stata la mappa di un tesoro. Il suo sorriso fu così coinvolgente che sorrisi anche io. Mi ringraziò di cuore dicendomi: "Grazie, benvenuto a Medellin la città dell'eterna primavera!" e se ne andò. In quel momento fui veramente felice però quando mi allontanai la mia euforia cominciò a scemare e mi sentii in colpa, perché avrei potuto fare qualcosa in più per quell'uomo. Così decisi di andare a cercarlo. Ritornai di nuovo dove c'eravamo incontrati e anche se non sapevo nemmeno come avrei potuto aiutarlo lo cercai ugualmente. Dopo qualche minuto lo vidi. Seduto in un ristorante, stava mangiando un piatto tipico colombiano chiamato bandeja. Nascosto dietro un albero l'osservai in silenzio, la sua gioia nel mangiare quel pasto caldo mi scaldò il cuore. Sembrava un bambino che mangia il suo piatto preferito il giorno del suo compleanno. Continuai a spiarlo e fu un momento speciale, perché improvvisamente i nostri ruoli s'invertirono. Adesso ero io il povero accattone senza un soldo in tasca che guardava lui mangiare in un ristorante. Mi fermai a pensare a quante volte lui avesse vissuto la stessa esperienza. Fuori per strada a raccattare qualcosa da mangiare, mentre le persone come me in un ristorante continuavano a vivere in maniera indifferente. Tornai all'ostello senza un soldo in tasca, ma con una lezione di vita in più.

 

 

Cosa porti con te in ogni tua avventura?

 

Credo fortemente che non ci siano oggetti indispensabili in un viaggio e ancora di meno nella vita di tutti i giorni. Considera che vivevo in una famiglia dove si ha il doppione di tutto, due scope, due palette, due di tutto. Perché loro vivono nella filosofia del "Non si sa mai..." E del "Potrebbe servire...". Le mie avventure mi hanno insegnato a fare ricchezza delle esperienze e non dei beni materiali. Del vivere bene con quel poco che si ha e di sfruttare tutto quello che si ha al massimo. Inoltre, avendo vissuto in realtà molto povere, durante i miei viaggi ho compreso che circondarsi di oggetti non fa altro che appesantire la nostra esistenza e renderci schiavi e poveri dentro. Quello che cerco sempre di portare come me è il buon senso, la gentilezza, la disponibilità, l'altruismo, la generosità, la pazienza, il sorriso, l'ottimismo... Negli anni ho lasciato a casa tanti oggetti, ma soprattutto ho abbandonato tanti pregiudizi, aspettative, pensieri, sicurezze e false certezze che avevo su me stesso, sul mondo e sugli altri. Il viaggio per me è una fonte di scoperta infinita. In viaggio la tua mente è in costante movimento e in continua attività. Non si smette mai d'imparare e di scoprire e quindi quello che consiglio è di partire verso un nuovo luogo con una mente libera da preconcetti, aspettative e desideri specifici e lasciare che sia il viaggio a regalarci tutto quello che vuole donarci. La capacità di assimilare eventi e apprendere insegnamenti, di confrontarci con il mondo e con noi stessi sono tra gli elementi più importanti da portare con sè in un viaggio. Un altro importante, anzi, il fondamentale per me è il TEMPO.

 

Il tempo di scoprire, lentamente.

 

Il tempo di lasciarsi andare.

 

Il tempo di capire.

 

Il tempo di ascoltarsi e di ascoltare.

 

Il tempo è il dono più ricco che abbiamo ed il regalo più bello che possiamo fare ad un altro essere umano. Quindi se non abbiamo niente di materiale da regalare a qualcuno, regaliamogli il nostro tempo e la nostra completa attenzione. E nel fare questo avremmo fatto una persona felice e inevitabilmente avremo reso il mondo un posto migliore per noi e per gli altri.

 

Qual è la tua paura più grande?

 

La mia paura più grande nella vita è quella di avere un lavoro. La maggior parte delle persone, specialmente in Italia, vive con il desiderio del "posto fisso". Io spero di non trovarlo mai, perché sarebbe una prigione e una pena che non sarei in grado di poter sopportare. Vedi, per una persona come me, che da più di 11 anni vive al comando del proprio destino e che conosce solo questo sistema di vita, è impossibile poter affidare la propria vita nelle mani di un'altra persona. E' impensabile per me, dare le chiavi della mia libertà a qualcun altro che possa decidere cosa è meglio per me. Questa paura è la motivazione più grande e in tutti questi anni mi ha spinto a costruire tutto ciò che ho costruito nella mia vita. Il pensiero di cercarmi un lavoro ha una connotazione talmente negativa nella mia mente, che mi sento obbligato a fare tutto il possibile e l'impossibile per riuscire in ciò che credo. Perché mi sento di non avere altra opzione. C'è un aneddoto interessante che mi piace pensare di tanto in tanto e che può darti un'idea migliore di questo concetto. C'era una volta un comandante che doveva motivare i suoi soldati verso una battaglia fondamentale per vincere la guerra che stavano combattendo. Il plotone nemico superava il suo di circa tre unità su una, quindi le possibilità che i suoi uomini avevano di vincere questa battaglia, tanto meno la guerra, erano microscopiche. Per spingere i suoi soldati a dare il massimo, il comandante gridò alle sue truppe in nave: "Uomini, quando sbarcherete sull'isola vedrete il fuoco alle vostre spalle." I soldati non capirono esattamente cosa intendesse il comandante. Appena sbarcati sull'isola però, il comandante ordinò d'incendiare le proprie navi, in modo tale da eliminare qualsiasi forma di fuga per i suoi uomini. In poche parole, costrinse i suoi soldati a pensare: "Vincere è la nostra unica via di salvezza". Quel giorno, i suoi soldati, contro tutte le probabilità, vinsero la battaglia più importante della loro vita. Questa storia illustra come sia facile cadere nell'abitudine del piano B, a vivere di rinunce e pensare: "Se non riesco a realizzare il mio sogno posso sempre fare..." Perché è nel momento in cui ci diamo l'alibi di poter fallire che iniziamo a fallire. Quando invece non ci diamo nessun’altra possibilità, allora incrementiamo esponenzialmente la nostre possibilità di successo. I viaggi e le mie esperienze mi hanno reso indipendente. Mi hanno "viziato" a soddisfare le mie esigenze quando voglio, come voglio e con tutto il tempo che voglio. Quindi come potrei mai ritornare dentro dei ranghi e ricevere ordini da qualcuno che si sente superiore? Per di più sono una persona che non potrebbe essere assunta in nessun posto, perché mi muovo e penso ad un ritmo personale che sta scomodo al classico ambiente lavorativo. Non funziono in un luogo dove la mia creatività e libertà è ristretta e dove le scelte importanti spettano a qualcuno altro. Semplicemente perché non ne sono abituato. Quindi continuerò ad andare avanti per la mia strada e a costruire il mio futuro come lo immagino, giorno dopo giorno, passo dopo passo.

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

 

Vincere le mie sfide personali, viaggiare e confrontarmi tanto con il mondo e con gli altri mi dà una forza e una carica incredibile. Per me la vita è il gioco più bello che abbiamo a disposizione. Peccato che finisce subito. Ed è ancora più triste pensare che per quel poco tempo che abbiamo su questa terra, lasciamo che siano gli altri a dettare le regole. Invece di ribellarci e di trovare il sistema più adatto alla nostra indole, ci accontentiamo al volere di questi. A me piace vincere nel gioco della vita, per me significa portare avanti un'idea, un progetto e riuscire in quel che si crede anche se gli altri ti scommettono contro, tanto che abbiamo da perdere? In questi anni ho avuto la possibilità di vincere tanto e di vincere spesso e quando ci si abitua a vincere è difficile smettere di giocare. Quando s'impara a fare le proprie regole in questo gioco è automatico pensare che qualsiasi cosa ci si mette in testa si può realizzare. E in fondo, credo vivamente in questo principio. Però anche se sono convinto di aver superato ostacoli molto difficili in questi 30 anni, sono ancora agli inizi. Mi sento come un bambino che ha appena imparato a fare i primi passi, ma la strada è ancora lunga, impervia e piena di ostacoli. Mi sento di aver già vissuto molteplici vite e se sono stato in grado di fare ciò che ho fatto e che sto facendo, allora sono anche in grado di spingermi verso obiettivi più ambiziosi. Sono stato sempre una persona competitiva e ambiziosa. Sempre. Non tanto con gli altri, ma con me stesso. E quindi nel mio futuro vedo progetti importanti e sfide ancora più grandi.  Mi piace pensare in grande, ma rimanere con i piedi per terra, nel senso, è facile farsi trasportare da visioni e sogni, ma poi siamo in grado di fare i passi che servono, ogni giorno, con costanza, contro le avversità, i giudizi degli altri, le nostre insicurezze? Il segreto è lì. Per me sta tutto nel processo.

 

 

So che quello che sto costruendo oggi sarà sicuramente un altro tassello del puzzle, perché non esiste il successo improvviso. La realizzazione dei propri sogni avviene nelle scelte che facciamo ogni giorno, nei piccoli passi, nelle decisioni che prendiamo, nel costante e incessante miglioramento di noi stessi. Se ci si dedica a questo, quel giorno che tanto desideriamo arriverà inevitabilmente. Faccio molto affidamento sulla tecnologia, quello che sto facendo oggi qualche anno fa era impensabile. La tecnologia, se usata intelligentemente, ha un potere e un potenziale incredibile. Mi piacerebbe fare un documentario di questo percorso oppure iniziare un nuovo percorso a tema, dove il pubblico sceglie un'attiva specifica e impara insieme a me attraverso i miei video. Inoltre non è da sottovalutare la possibilità di coinvolgere il pubblico in viaggi ancora più interattivi, attraverso piattaforme di broadcasting live. Immagina se la gente potesse vedere e comunicare con me nel momento in cui sto facendo qualcosa in particolare. Quest'interazione trasformerebbe completamente il modo di condividere un percorso di viaggio, perché avverrebbe in tempo reale. Un'idea che mi affascina moltissimo è per esempio utilizzare l'Oculus rift e la realtà virtuale per "trasportare" le persone con me in viaggi per il mondo. Immagina quanto sarebbe bello dare la possibilità a una persona diversamente abile o qualcuno che non si può permettere di viaggiare, di fargli vivere le stesse esperienze che sto vivendo io attraverso la realtà virtuale. Il mondo e il futuro ci offrono possibilità infinite. Ma in fondo il nocciolo del discorso rimane sempre lo stesso: possiamo crederci o trovare delle scuse.

Io voglio crederci.

 

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A cura di Nicole Cascione

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