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Italy’s Wine, il vino italiano che arriva sulle tavole di Rio

Italy s Wine il vino italiano che arriva sulle tavole di Rio

 

Il Brasile, quest’immenso paese che sembra tanto lontano è in realtà molto più vicino all’Italia di quanto molti possano immaginare: per cultura, per la lingua latina che vi si parla (il portoghese), ma anche per una presenza concreta di tratti della tradizione italiana, tramandata attraverso le generazioni. Terra d’accoglienza di migranti, infatti, il Brasile conta oggi con almeno 30 milioni di persone (15% della popolazione) di origine italiana, che tengono viva una ricca tradizione gastronomica nostrana e coltivano il culto del vino.

 

È forse anche per questo che Roberto e Alessandro de Blasi, padre e figlio accomunati dalla passione per il vino, hanno pensato bene di partire da lì per la loro attività che, con il brand proprio Italy’s Wine, porta il vino italiano sulle tavole del mondo. Da Araranguà (Stato di Santa Caterina quasi al confine con l’Uruguay), l’azienda rifornisce la grande distribuzione, le enoteche e i ristoranti di molti angoli del Brasile. Le etichette recano nomi suggestivi, caldi e molto italiani: Michelangelo, Terre dei Savoia, Cascine Toscane, Imperium Romanum (Frascati)…

 

Ma come è iniziata l’avventura brasiliana e quali sono stati i suoi sviluppi? Lo abbiamo chiesto a Roberto, raggiunto nella sede di Verona, che ci ha spiegato come è nata Italy’s Wine.

 

Come nasce Italy’s Wine?

 

Io mi occupavo già di vini in Italia, mentre mio figlio Alessandro faceva viaggi in Brasile per scoprire talenti calcistici che poi contrattava per le squadre italiane. I vini italiani erano già conosciuti ed esportati in Brasile, ma noi abbiamo deciso di penetrare il mercato in modo diverso.

 

Come vi differenziate rispetto ad altri importatori/distributori?

 

Esportiamo vini di tutta l’Italia. Alcune sono etichette di cantine note, altri sono vini imbottigliati con il nostro marchio. Scegliamo le uve e predisponiamo le varie linee, una è quella dei “navigatori”: Amerigo Vespucci, Cristoforo Colombo ... Sono vini bianchi, rossi e rosé. Non siamo stati i primi a portare il vino in Brasile, anzi! Ma dopo un periodo di attività dedicata soltanto alla distribuzione, abbiamo deciso di dare vita a una linea propria, con vini nostri. Il concetto è quello di aprire delle aziende a partecipazione nostra, gestite dagli italiani che si trovano magari già all’estero. Forniamo il magazzino e i vini in conto vendita.

E come è andata?

 

Siamo andati molto bene: nella grande distribuzione i nostri vini, in alcune città importanti come Rio e Chapecò, sono già ai primi posti. Diamo molta importanza al rapporto qualità prezzo. Per dare un’idea, se pensiamo a una scala da 1 a 20, i nostri vini sarebbero al di sopra del 10. Riusciamo, nonostante il problema di alti dazi applicati in Brasile per l’importazione di vini e alcolici, a mantenere un prezzo adeguato.

 

Come funziona il paese e la sua economia?

 

Il Brasile è un paese ricco con molte risorse e oggi è gestito bene. La giustizia funziona. La fiscalità e le tasse sono “umane”. È un paese che offre un grande potenziale. La psicologia del lavoro e dello sviluppo è simile a quella dell’Italia all’epoca del boom economico (negli anni ’70). La gente ha entusiasmo, il lavoro non manca. Qui la recessione non esiste e il PIL è molto alto.

 

Con i vini ad etichetta propria lavorate cercando partner sul territorio, spesso questi sono italiani espatriati. Come selezionate i vostri partner?

 

Valutiamo attentamente i nostri soci. Il rapporto deve essere fiduciario. Noi facciamo un investimento piuttosto importante, portiamo gli stock di magazzino iniziale, di modo tale che i vini siano ben presenti sul territorio. Poi cerchiamo di fare incontrare gli interessi reciproci. Ad esempio, negli Stati Uniti (dove abbiamo iniziato a lavorare come in Brasile) il nostro partner è un giovane italiano che già distribuiva vini. Lavorando le nostre etichette ha avuto grossi benefici. Intanto non deve anticipare i costi, poi si avvale di una politica di brand che gli permette di avere una gamma pensata per le esigenze del territorio e, se è il caso, persino vino fatto ad hoc. In genere cerchiamo persone che abbiano conoscenza del settore e un’idea chiara di quello che vogliano fare espatriando. Ad esempio, per la Russia (dove partiremo con l’attività a marzo) abbiamo scelto un ragazzo che aveva dei ristoranti a Viareggio, li ha chiusi perché l’anno scorso la sua attività ha perso il 60%. Ha deciso di trasferirsi in Russia dove conosce molto bene il mercato e con lui portiamo avanti il progetto. L’interesse è reciproco. Per noi, si tratta di avere un canale di distribuzione affidabile e ben radicato nel paese; per lui una prospettiva di attività duratura e continuativa: un futuro, in pratica!

Oltre a Brasile, Stati Uniti e Russia siete presenti in altri paesi?

 

Con i nostri vini saremo in Paraguay da marzo. Abbiamo poi contatti e opportunità di vendere in Cina, Estonia, Germania, Svizzera … In questo caso trattiamo direttamente con un distributore.  

 

Qualche difficoltà rispetto all’Italia ci sarà, per la burocrazia, la fiscalità … ?

Il Brasile da un punto di vista fiscale è estremamente ben organizzato perché permette di essere corretti, precisi e pagare perfettamente le tasse. Queste si pagano subito e non ci sono problemi per l’incasso perché i clienti sono di una qualità estrema … l’opposto dell’Italia.

 

 

Italy’s Wine

 

Il sito

www.italyswine.it

 

l’e-mail

r.deblasi@italyswine.it

 

A cura di Paola Grieco

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