Viaggiare vuol dire avere la possibilità di entrare in contatto con persone e realtà differenti da quelle a cui siamo abituati ma, spesso, nel farlo, commettiamo degli errori più o meno volontari che magari possono far vivere una bella esperienza a noi ma che si rivelano dannosi per l’ambiente e/o per le persone del posto.
Vivendo in Cambogia, purtroppo ho visto tante persone esercitare un tipo di turismo che non è per niente responsabile. Da chi sceglie di andare a insegnare inglese nei villaggi, senza qualifiche e con solo pochi giorni a disposizione, in Onlus che non fanno alcun controllo agli aspiranti volontari, a chi continua a pensare che i santuari dov’è possibile fare il bagno con gli elefanti siano etici.
Viaggiare responsabilmente non significa fare quello che pensiamo possa essere la cosa giusta ma informarsi veramente ed essere pronti a fare un passo indietro e a rinunciare a un’esperienza che avremmo voluto fare – come, appunto, avere un incontro ravvicinato con un elefante – in nome del rispetto per altre creature, altre persone e per il nostro pianeta.
Tra idealismo e realtà
Spesso, le persone partono armate di buone intenzioni per fare volontariato, pubblicare foto sui social con i bambini del posto, visitare luoghi che sembrano etici ma che, in realtà, non hanno a cuore il benessere degli animali o semplicemente, poi, finiscono per discutere con il ragazzo della bancarella piuttosto che con l’autista di tuc tuc per risparmiare un dollaro o due.
Ho sentito tante persone dire “voglio aiutare i più bisognosi” e questo, secondo me, è molto bello e nobile. Nella maggior parte dei casi, però, scavando a fondo, si scopre che il vero desiderio è un altro. Ecco che la persona vuole “fare qualcosa di buono” per guadagnarci qualcosa, come il dare una certa immagine di sè o la soddisfazione personale, o per sentirsi superiore – forse migliore – nel vivere in un villaggio africano o cambogiano invece di soggiornare in un ostello come altri viaggiatori.
Io dico sempre che, solo perché puoi fare qualcosa, non vuol dire che tu debba farlo. Per quanto riguarda il volontariato, ci sono diverse organizzazioni che mettono sotto torchio gli aspiranti volontari già prima d’iniziare e questo è per tutelare il loro lavoro e i beneficiari dei loro progetti. È anche vero che ci sono tante altre associazioni che, invece, aprono le porte a tutti, senza controlli sui volontari. Naturalmente, è possibile rivolgersi alle seconde, praticamente con la certezza di essere accettati. Ecco un caso di “se puoi farlo, non vuol dire che tu debba farlo.”
Chiediti che cosa sai fare, quanto tempo hai a disposizione, quali benefici porterà la tua presenza alle persone del posto e perché la Onlus deve ospitare te invece di dare lavoro a una persona del posto. Se hai delle qualifiche, naturalmente, è diverso, e ci sono valide organizzazioni che accolgono volontari come insegnanti, medici, cuochi e via dicendo perché questi possano formare le persone del posto al fine di assumerle. Questo è un ottimo modo di fare volontariato e fare veramente la differenza.
Il discorso di base, quindi, sta nel chiederti se sono loro ad avere bisogno di te o se sei tu ad avere bisogno di loro.
8 consigli pratici per essere un viaggiatore responsabile
- Compra dalle persone del posto
Ovunque viaggi, è importante sostenere le persone del posto e comprare i ricordini nei negozietti gestiti da persone o famiglie locali piuttosto che nei centri commerciali o nei negozi appartenenti alle grandi catene.
- Soggiorna presso una struttura gestita da persone del posto
Sulla scia di quanto scritto sopra, scegli una sistemazione che porti benefici direttamente alle persone del posto. Questo non vuol dire per forza rinunciare al comfort, perché ci sono anche numerose strutture gestite da locals che sono di buona categoria o addirittura di lusso.
- Informati sugli usi e costumi locali
Viaggiare responsabilmente significa anche prendersi del tempo per informarti su cosa non dovresti fare durante il tuo viaggio. A volte, questo è fondamentale, perché in alcuni posti – come la città-Stato di Singapore – ci sono delle vere e proprie leggi insospettabili per chi proviene dall’Europa che, se infrante, possono farti finire nei guai.
In generale, però, si tratta, più che altro, di rispettare le persone del posto. Ad esempio, per visitare i templi è necessario togliersi le scarpe e avere ginocchia e spalle coperte. Allo stesso modo, trovo particolarmente irrispettosi i numerosi turisti che vanno in giro per le città del sud-est asiatico, praticamente semi-nudi. Va bene che fa caldo ma il rispetto per la gente del posto (e non solo, perché questi atteggiamenti infastidiscono anche tanti di noi expats) viene prima di tutto.
- Non mercanteggiare troppo
È vero che, spesso, contrattare con il venditore fa parte del gioco, tuttavia, ricorda che la maggior parte di quelle persone dipende esclusivamente dal proprio incasso per mantenere la famiglia. Questo non vuol dire che tu debba accettare di pagare cifre esose, magari gonfiate per i turisti, ma è bene evitare di discutere per uno o due dollari che, a fine giornata, non ti cambiano niente, ma che possono fare la differenza nella vita delle persone locali.
- Fai attenzione alle attività con gli animali
Individuare realtà veramente etiche non è così facile e, dopo aver fatto la mia buona dose di errori, ho deciso di saltarle a piè pari, tranne in casi eccezionali (come i safari in Africa ma, anche in questo caso, è bene informarsi per vivere un’esperienza che sia il più responsabile possibile).
In linea di massima, evita gli pseudo-santuari per elefanti che ti permettono di dare da mangiare agli animali o di farci il bagno insieme. Non cavalcare un elefante. Informati al riguardo perché ho sentito delle turiste italiane dire frasi come, “Ma io peso poco, non gli faccio male.” Il problema non è il peso di una persona ma il trattamento disumano a cui sono sottoposti gli animali per piegare la loro forza di volontà al fine di fargli portare i turisti in groppa o di farli interagire con loro.
Evita anche tutte quelle attività che ti permettono di scattare foto ravvicinate o di fare incontri ravvicinati con le tigri e altri animali. In generale, io dico di no a tutti quei posti in cui gli animali sono in gabbia, a meno che non vi siano stati messi per un periodo, per poterli, un giorno, rilasciare.
Ecco alcune attività che è bene non fare:
- Visitare parchi marini e delfinari
- Visitare zoo
- Nuotare con gli squali
- Visitare attrazioni con gli orsi (ce ne sono ancora alcune in Romania)
- Provare il caffè Luwak o visitare una piantagione dove viene prodotto (lo zibetto viene sfruttato al fine di produrre il caffè)
- Fare foto o interagire con koala in cattività (i koala sono animali notturni, costretti a stare svegli per tante ore il giorno perché i turisti possano farsi foto con loro, e a essere costantemente maneggiati)
- Farsi foto con le tigri nei cosiddetti santuari
Prima di partire, fai delle apposite ricerche per scoprire se ci sono attività alternative che, operando nel pieno rispetto degli animali e dell’ambiente, possano permetterti di vivere meravigliose esperienze. Ecco qualche esempio:
- Partecipa a gite in barca per vedere delfini e altri animali marini in libertà. Anche in questo caso, ricerca con attenzione la compagnia. Io a Mirissa, Sri Lanka, ho visto delfini e balene in libertà con Raja and the Whales, una compagnia etica che ha sempre mantenuto la distanza dagli animali mentre ho visto altre imbarcazioni inseguirli e avvicinarsi troppo. Fai attenzione anche al numero di barche. Ho letto che le escursioni per avvistare i delfini a Lovina, Bali, sono sconsigliate proprio perché gli animali sono letteralmente circondati dalle imbarcazioni con i turisti a bordo.
- Nuota con gli squali in maniera etica (questa è una compagnia, che opera in Australia, a cui puoi rivolgerti).
- Non lasciare niente che non siano impronte
C’è un famoso detto che recita, “Non prendere altro che foto, non lasciare niente se non impronte.” Ecco, questo detto racchiude il livello d’imprinting che dovresti avere mentre viaggi. Fai attenzione a non lasciare in giro l’immondizia e non portare via sabbia, sassi o altro.
È sempre bene portare con te un sacchetto così che tu possa metterci la spazzatura e una bottiglia riutilizzabile per l’acqua, di modo da evitare di comprare spesso quelle di plastica.
- Spostati in maniera etica
A volte non possiamo fare altro se non prendere l’aereo ma, quando possibile, scegli di viaggiare in autobus, treno o macchina a noleggio (per le tratte lunghe). Per gli spostamenti brevi, invece, usa la bicicletta o vai a piedi.
- Comunica responsabilmente
Al giorno d’oggi, l’impatto di quello che facciamo e raccontiamo non tocca soltanto le persone vicine a noi ma anche chi ci segue sui social media. Non importa se hai centinaia di migliaia di followers o se sei seguito solo da mamma e papà, siamo tutti responsabili della narrativa di viaggio che diamo e che contribuisce o meno a portare avanti un certo comportamento e modo di pensare piuttosto che un altro.
Prima di pubblicare foto di bambini o di persone del posto in generale, chiediti come ti sentiresti tu, se fossi al loro posto. Tante persone dicono, “Mi hanno dato il permesso” ma ovviamente la maggior parte dei locals non ha idea di come queste immagini possano essere utilizzate, in modo più o meno consapevole, per fare pornografia della povertà, per far vedere quanto sei buono e bravo (magari perché hai fatto volontariato o hai portato loro qualcosa per la scuola) e per continuare a portare avanti questa narrativa predominante in cui l’Uomo bianco va “ad aiutare i più bisognosi.”
Ancora, continuo a vedere posts di gente con le stelle marine in mano (se le togli dall’acqua per scattare una foto, o per qualsiasi altro motivo, muoiono), abbracciate agli elefanti, in mezzo alla gente di villaggi sperduti nel niente e, se è vero che, a volte, c’è un’ignoranza di base, penso che nel 2024 questa ignoranza sia una scelta e, pertanto, non sia più giustificabile.
È importante viaggiare non solo con la vera mentalità aperta ma anche con una spiccata empatia, ricordando che interagiamo con delle persone come noi e che non bastano anni per capire un Paese – io vivo qui in Cambogia da quasi 3 anni e ogni giorno è ancora una novità, in più, conosco expats che ci vivono da 15 anni e mi hanno detto “non ho ancora veramente capito il Paese” –, per cui figurarsi se bastano settimane o mesi, magari incastrati in giri più ampi.
Il viaggiatore veramente responsabile, secondo me, è, prima di tutto, umile. Consapevole di essere parte del tutto, sa anche di non avere alcun diritto di sfruttamento del suo privilegio in quanto turista occidentale.


