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Baviera: addio ai parcheggi riservati alle donne, sono discriminatori

 

 

Baviera: addio ai parcheggi riservati alle donne, sono discriminatori


Di Gianluca Ricci



Ci sono diversità e diversità, discriminazione e discriminazione. E poi sensibilità diverse, in base alle quali diversità e discriminazioni possono essere o diventare tali. Solo così si può spiegare quanto accaduto di recente a Monaco di Baviera, dove un ragazzo di ventisei anni ha presentato ricorso al tar bavarese contro la presenza, particolarmente diffusa a quelle latitudini, di posti auto nei parcheggi riservati alle sole donne.

 

E solo così si può spiegare la clamorosa sentenza con la quale i giudici hanno accolto il suo ricorso, sancendo di fatto la definitiva conclusione di un percorso di sensibilizzazione (appunto) che in Germania come in Italia, in Francia come in Gran Bretagna aveva provato ad allertare le coscienze dei guidatori maschi nel tentativo di sollecitarli ad adottare quel minimo di galanteria che, se non poteva provenire dall’animo, almeno poteva giungere dal timore di una sanzione.

 

E invece il tribunale di Monaco ha deciso che la segnaletica verticale con cui nei parcheggi per le automobili si riservano alcuni stalli alle sole guidatrici donne infrange la legge e soprattutto la costituzione. Una questione di uguaglianza, insomma, là dove per decenni si è tentato di sollecitare i comportamenti dei maschi ad aderire proprio al medesimo principio, dunque provando a convincerli che maschi e femmine godrebbero degli stessi diritti e dovrebbero osservare i medesimi doveri.

 

I posti rosa, come erano chiamati (e bisogna ormai esprimersi al passato) un tempo, sarebbero dunque lesivi dei principi che sanciscono la parità dei sessi e non l’indispensabile garanzia per le donne contro la prepotenza maschile, che in auto, come ben si sa, si manifesta in maniera decisamente superiore che in qualsiasi altra situazione.

 

Chi aveva escogitato quel sistema per richiamare la società ad una maggiore attenzione per i diritti di tutti si era evidentemente sbagliato. Tanto più che il ragazzo autore del ricorso avrebbe persino rincarato la dose, non pago della vittoria in tribunale, sostenendo che le quote rosa relative ai parcheggi sarebbero state un vero e proprio insulto rivolto al mondo femminile, che a sua detta non avrebbe avuto bisogno di interventi così umilianti: riservare posti auto alle guidatrici sarebbe stato come ammettere la loro incapacità di risolvere da sole il problema e trovare un posto dove parcheggiare senza un “anticostituzionale” aiutino.

 

Va ricordato, almeno per trovare una adeguata contestualizzazione alla faccenda, che la diffusione di quegli specifici stalli era stata provocata da una sollevazione di coscienze politiche all’indomani di un brutto episodio di stupro avvenuto proprio in un parcheggio della città bavarese: ecco perché il Comune aveva pensato di riservare alle donne i posti più illuminati e quelli più vicini alle uscite di sicurezza, in modo da scongiurare al massimo la ripetizione di fenomeni simili.

 

Unica consolazione è che il tribunale amministrativo ha concesso alla pubblica amministrazione la possibilità di sostituire i cartelli che sancivano l’esclusività dei posti auto alle donne con altri cartelli in cui, senza obbligo né timore di una multa, si chiede di lasciare cavallerescamente il posto ad auto guidate da donne.

 

Purché sia chiaro a tutti i maschi che un comportamento contrario non potrà essere sanzionato. Tempi duri, dunque, per le donne bavaresi al volante…

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