Marco: studiare medicina a Madrid

Marco studiare medicina a Madrid

 

Marco studia Medicina a Madrid, e non ha alcun dubbio sulla validità della sua scelta. Anzi, a tutti quanti intima di viaggiare più che si può, dal momento che “Viaggiare stimola la mente, proprio perché ci si confronta con stili di vita, mentalità, abitudini differenti. E questo, in un certo senso, “apre” la mente a tutto ciò che c’è di nuovo, fa stare al passo con i tempi.”

 

Come mai hai deciso di trasferirti a Madrid?

 

Se devo essere sincero, il motivo principale per cui decisi di trasferirmi in un paese che non conoscevo, come la Spagna, fu il fatto di non essere riuscito a passare con successo i test per l’ammissione alla Facoltà di Medicina e Chirurgia in Italia. Tuttavia, con il senno di poi, posso dire di non essermi pentito affatto di questa mia scelta, anzi! Una semplice prova di ciò è mia sorella, la quale ha deciso di trasferirsi in Spagna senza nemmeno provare il test in Italia. Dico con il senno di poi perché se ripenso al tempo perso in Italia studiando per dei test a mio parere assurdi e senza senso, che tra l’altro mi avrebbero fatto ammettere in una delle università più scadenti d’Europa, beh allora potete capire perché io sia così felice della mia scelta.

 

Cosa ti offre in più l’università spagnola rispetto quella italiana?

 

In una parola: la pratica. Ho parecchi amici che studiano medicina in Italia e tutti si lamentano della stessa cosa, ovvero la mancanza di pratica. Vengono stressati ed imbottiti di nozioni teoriche per sei anni, ma quando si laureano ed iniziano a lavorare non sanno nemmeno come si fa a tenere un bisturi in mano. Inoltre, in Italia è proibito studiare l’anatomia dissezionando cadaveri umani; è illegale. In Spagna e in ogni altro paese d’Europa è una pratica comune e diffusissima, oltre che, a mio giudizio, fondamentale. L’università italiana non si rinnova, non investe, non sta al passo con i tempi. E’ vero, stiamo vivendo un tempo di crisi, ma il Governo taglia sempre di più i fondi disponibili per l’istruzione e io, studente che deve costruirsi un futuro, non sono affatto invogliato a rimanere in Italia. Penso che nessuno lo sia. Da parte mia sono fortunato perché ho dei genitori che mi appoggiano sia moralmente sia economicamente e mi permettono di studiare all’estero. Tuttavia ci sono anche famiglie che sono benestanti ma non sono disposte a fare lo stesso perché non ne vedono la necessità, oppure ci sono studenti che hanno paura o poca voglia di fare le valigie, e scelgono quindi l’università in base alla “regola del compasso.” Io mi rivolgo soprattutto a questa ultima categoria: non abbiate paura di viaggiare, di stare lontano da casa. Convincete i vostri genitori della validità delle vostre scelte. Studiare all’estero è un sacrificio sotto ogni punto di vista, ma è a tutti gli effetti un investimento e in pochi anni vi accorgerete della differenza (oltre al fatto che imparerete una lingua nuova)! Già io noto le differenze rispetto ai miei amici che studiano in Italia e magari vivono a casa con i genitori. Loro hanno quasi paura di fare le valigie anche solo per andare in vacanza, hanno una mentalità chiusa, tipica della città in cui sono cresciuto (Vicenza). Non sono intraprendenti, non hanno idee innovative. Studiare all’estero è un sacrificio, ma vi ripagherà sempre, potete starne certi. Ovviamente, poi dipende anche da ognuno di noi. Madrid, la città in cui studio io, è vivissima e piena di distrazioni. Spetta a noi decidere quanto tempo dobbiamo ritagliarci per lo studio, quanto per lo svago. Ma di sicuro posso dire ora di non avere alcun rimpianto, sono felice di non aver scelto di studiare a Padova, Verona, o altre città che condividono la mentalità provinciale di Vicenza. Viaggiare stimola la mente, proprio perché ci si confronta con stili di vita, abitudini differenti. E questo, in un certo senso, “apre” la mente a tutto ciò che c’è di nuovo, fa stare al passo con i tempi.

 

 

Sei piuttosto duro con la tua città natale… preferisci forse gli spagnoli agli italiani?

 

Decisamente sì, sotto ogni punto di vista! Sarà forse che non sono molto orgoglioso del mio paese, ma senza dubbio considero gli spagnoli delle persone decisamente più civili e rispettose delle regole rispetto gli italiani. Hanno difetti anche loro, ma personalmente mi trovo molto meglio stando a contatto con loro. Certo, quando c’è da fare affidamento su chicchessia per qualche lavoro o progetto di scuola è meglio mettersi le mani nei capelli (in questi casi sempre meglio fare affidamento solo su se stessi), ma per quanto riguarda tutto il resto preferisco decisamente gli spagnoli agli italiani.

 

Grazie ai tuoi amici, hai avuto modo di confrontarti con altri studenti che frequentano università italiane, e la cosa che ti colpisce di più è….

 

La differenza più eclatante è il livello di nozioni teoriche. Quando mi confronto con amici che studiano non solo medicina, ma anche giurisprudenza o economia, vedo che obiettivamente sono più preparati a livello teorico. A loro vengono impartiti concetti più approfonditi riguardo quasi ogni argomento. Ma alla fine, va ammesso, quello che spesso succede dopo aver dato un esame è gettare il libro nel dimenticatoio e scordare più o meno tutto. La mia università, che è privata, è strutturata in modo molto differente. Per approvare una materia, l’esame finale conta solo in parte. Il voto è dato dalle presenze e la partecipazione attiva in classe, dalle presentazioni e i lavori da esporre, dai test in classe durante l’anno, e ovviamente dall’esame a fine semestre. Tutto contribuisce alla nota finale e di conseguenza l’università mi costringe a studiare volta per volta. Molte persone mi dicono che in questo modo superare una materia è troppo facile e che l’università non è dura come dovrebbe essere, che sembra quasi di essere tornati al liceo. Questo è vero in parte, nel senso che a livello teorico un’università del genere sarebbe meno dura. Però vedo che, rispetto ai miei amici, con il passare del tempo ricordo molti più concetti di loro (con pure la beffa di aver fatto meno fatica per stare al passo con gli esami!). Penso che ogni università italiana dovrebbe adottare questo sistema. Se università come Oxbridge e le Ivy League americane lo adottano (e di fatto sono diventate le migliori università al mondo), allora un motivo c’è!

Inoltre, l’anno accademico finisce a metà giugno. Questo vuol dire che uno studente, a meno che non debba recuperare degli esami, ha quasi tre mesi di tempo da dedicare a quello che vuole. In molti decidono di fare tre mesi di vacanza pura, per staccare la spina. Io ho scelto di investire questo periodo per fare ancora più esperienza. Ad esempio quest’estate sono andato a lavorare in un ospedale in Germania, in un reparto di chirurgia plastica. L’anno scorso ero in Olanda, per frequentare un corso di immunologia che dava crediti extra. L’anno prossimo sarò in Inghilterra a lavorare in un reparto di chirurgia maxillo-facciale. Lavoro sodo, cerco sempre di migliorarmi ed imparare dai miei errori. Non vedo una spiaggia da tre anni perché sfrutto ogni occasione e vacanza per visitare chirurghi famosi e fare un’esperienza che un domani spero possa distinguermi dalla moltitudine dei chirurghi in circolazione.

 

Insomma, non torneresti indietro per nulla al mondo!

 

Beh, grazie alla mia università a livello pratico sono preparatissimo, a livello teorico avrò di sicuro meno nozioni dei futuri medici italiani, ma le ricordo di più, inoltre vivo in una città stupenda, ricca di vita e di opportunità come Madrid (per non parlare delle ragazze spagnole!). In poche parole, faccio meno fatica a stare al passo con gli studi, sono meno stressato, ho più tempo libero da dedicare ad altre cose e alla fine apprendo di più (e di sicuro ci metto molta più passione di altri, la cui unica preoccupazione è passare l’esame e poi cestinare libri e dispense varie). Cosa si vuole di più dalla vita?

 

Parlami di Madrid!

 

Madrid è una città stupenda. Non dorme mai, è ricchissima di opportunità, svaghi, stimoli di ogni tipo. Nonostante la Spagna sia un paese in piena crisi, i Madrileñi non sembrano rendersene conto, o almeno non tanto: tutti spendono molto volentieri quando si tratta di andare a mangiare fuori e fare festa! In ogni caso, la comunità di Madrid resta la più ricca di Spagna, quindi le opportunità e le offerte di lavoro che si possono trovare sono comunque molto interessanti. A Madrid arrivano studenti da tutto il mondo per “studiare”. La movida madrileña è molto famosa e rinomata, oltre che di moda ultimamente.

 

 

Le possibilità di lavoro sono migliori in Spagna?

 

La Spagna è un paese in crisi, ancora di più dell’Italia. Ciononostante nel campo medico sì, si trova lavoro.

Per quanto riguarda il resto delle professioni, si sta avendo una vera e propria fuga di cervelli. Ingegneri, architetti, insegnanti stanno lasciando il paese per cercare opportunità di lavoro migliori di quelle che il proprio paese sta offrendo loro in questo momento.

 

Sapevi già lo spagnolo? Hai avuto difficoltà ad ambientarti?

 

Lo spagnolo non lo conoscevo ma impararlo non è stato per nulla difficile, anzi, assolutamente divertente! Noi italiani siamo avvantaggiati: spagnolo e italiano sono due lingue che si assomigliano tantissimo. Forse è più semplice per noi italiani imparare lo spagnolo che viceversa, in quanto la grammatica spagnola è meno complessa. Nel mio caso, dopo appena tre mesi che avevo iniziato l’università, frequentavo regolarmente le lezioni e uscivo con ragazzi spagnoli, mi sono bastati poco meno di tre mesi per parlare la lingua in modo fluente. E io non sono certo chissà quale genio, benché sia abbastanza portato per le lingue. Di sicuro bisogna sforzarsi a parlarlo fin dall’inizio e non avere paura di fare brutte figure. Altrimenti si finisce come alcuni miei compagni di corso italiani che escono da tre anni in compagnia di altri italiani, ed il loro livello di spagnolo è ancora imbarazzante! Stentano a farsi capire!

 

Non hai pensato alle difficoltà che potevi incontrare nel frequentare una facoltà così complessa in lingua straniera?

 

All’inizio sì, ma devo dire che questo mi preoccupò relativamente. Sono un ragazzo a cui piace fare nuove esperienze, mettersi alla prova costantemente. Forse all’inizio pensavo che non avrei mai potuto capire una lezione di anatomia se non conoscevo la lingua, ma come ho detto prima italiano e spagnolo si assomigliano moltissimo, e appena aprii i miei libri in spagnolo capii subito che la lingua non sarebbe stata un problema, anzi. Quando lessi le prime righe di un libro di medicina che comprai all’epoca, scritto ovviamente con un linguaggio scientifico e appropriato, rimasi quasi incredulo. Mi sembrava di leggere un libro in italiano! La cosa che magari può spaventare di più all’inizio, è di fatto vivere, e non solo studiare, in un paese di cui non si conosce la lingua. Azioni semplici e quotidiane che a casa svolgeremmo più o meno facilmente, come andare a fare la spesa, aprire un conto o ritirare dei soldi in banca, pagare affitto e bollette, orientarsi e chiedere informazioni in città, capire o chiedere come funzionano i mezzi pubblici cercando di non perdersi diventano molto più difficili del normale. Sinceramente io all’inizio pensavo più a questo, al fatto di dover sopravvivere, più che a quello di poter seguire le lezioni. Ciononostante, vedo che sono ancora qui a raccontare delle mie esperienze, quindi sono sopravvissuto!

 

 

Università in Spagna, esperienza lavorativa in Germania e corso di immunologia in Olanda: hai girato parecchio! Quale paese è il migliore?

 

Ho fatto anche alcuni corsi e visitato ospedali sia in Inghilterra che negli Stati Uniti ma posso dire che il miglior paese, per quanto riguarda opportunità di lavoro e standard di vita, è la Germania. In Germania investono moltissimo in ogni settore e si ha la possibilità di lavorare con alcuni tra i migliori specialisti conosciuti. Inoltre, grazie al fatto che il tedesco è una lingua complicata, troverete pochissimi studenti stranieri che vengono in Germania per intraprendere un’esperienza lavorativa. Ricordo che quando ero in Inghilterra gli ospedali erano pieni di studenti o laureandi provenienti da tutto il mondo, ed il risultato era che nessuno riusciva a seguire bene. In Germania, invece, è l’opposto. Poche persone parlano la lingua, quindi pochi vengono in Germania per costruirsi un futuro (o comunque se non pochi di sicuro molti meno rispetto a paesi di lingua anglosassone). Chi viene, di conseguenza, è seguito, ha a disposizione infrastrutture e macchinari all’avanguardia, di prim’ordine.

 

Studiare e girare all’estero ti entusiasma, ma non hai un po’ di nostalgia di casa?

 

All’inizio tornavo spesso, sentivo molto nostalgia di casa e degli amici. Ora che mi sono ambientato perfettamente, la nostalgia è pari a zero. Credo che il tempo che passo a casa con i miei genitori, tra vacanze di Natale e Pasqua, estate e ponti vari è di un mese e mezzo circa su dodici. Se potessi viaggiare di più, raccogliere più stimoli e stare più a lungo lontano da casa lo farei, ma i miei genitori mi impongono, giustamente, di passare del tempo a casa con loro. E’ naturale che gli manchi, anche se per me sarebbe sufficiente una telefonata su skype ogni tanto. L’unica vera nostalgia che ho è quella dei ristoranti italiani dove vado spesso a mangiare quando sono a casa. Spesso il cibo spagnolo lascia a desiderare, per non parlare di quello tedesco o inglese che non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quello italiano! Per quanto riguarda gli amici.. beh loro ne approfittano del fatto che studio a Madrid e appena possono prendono il primo volo per venire a trovarmi e fare festa assieme!

 

Pensi di tornare a lavorare in Italia o di spostarti ancora?

 

Per quanto riguarda lo studio non ho nessuna intenzione a tornare in Italia. per quanto riguarda il lavoro lascio aperto uno spiraglio. Davvero non posso sapere in quale città troverò la migliore offerta di lavoro. Non escludo la possibilità di lavorare in Italia per un motivo sempre valido: di chirurghi che hanno avuto una formazione professionale come quella che ho deciso di intraprendere io non sono moltissimi, e sono quasi tutti stranieri. Quindi, terminato il mio processo di formazione, qualora decida di tornare in Italia, di sicuro sarei molto più avvantaggiato rispetto alla concorrenza e, in tal caso, il mio obiettivo principale sarebbe quello di sbaragliarla e prendermi la fetta più grande della torta. Ed io sono molto goloso!

 

marcodallecarbonare@hotmail.it

 

A cura di Giulia Rinchetti

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