Il sogno australiano di Daigor

 

 

La voglia di cambiare, il lavoro senza sbocchi, i soldi sempre più veloci ad uscire che ad entrare, la situazione sociopolitica europea”, questi alcuni tra i motivi che hanno spinto Daigor a lasciare l’Italia e a partire per l’Australia. Un viaggio non facile, affrontato con spirito di sacrificio tra incontri poco felici con dei connazionali truffaldini e avventure tragi-comiche. Ma nonostante tutto, Daigor insieme alla sua dolce metà, non si arrende e prosegue verso i traguardi sperati.

 

Daigor, dove vivevi prima di arrivare in Australia?

 

La Bergamasca è stato l’ultimo posto in cui il viaggio della vita mi aveva portato. Dopo aver vissuto in Brasile e di seguito in Repubblica Dominicana, sapevo che in provincia non sarei durato molto! Così io, la mia fidanzata e il pupo a 4 zampe, siamo partiti da Melbourne dopo un mese di stasi in attesa di documenti, che non sono arrivati. Siamo poi partiti verso Harvey Bay, dove abbiamo fatto tappa per quattro mesi e ora siamo a Brisbane da circa due mesi

 

 

 Hai pensato anche a qualche altra destinazione?

 

Tra i tanti voli pindarici della mia fantasia ci sono stati tantissimi posti, in primis gli USA, per il sogno Americano che noi europei coviamo intrinsecamente da anni e anni. Poi ovviamente il progetto, non ancora abbandonato, del giro del mondo in moto, ma quello deve ottenere il nullaosta della fidanzata… e magari qualche sponsor che mi aiuti ad ammortizzare i costi! Il ritorno in Brasile era stata un’ipotesi, poi scartata quasi subito in favore della grande isola.

 

Perché poi hai scelto proprio l’Australia?

 

Ho deciso per l’Australia dopo aver conosciuto un po’ di gente e ascoltato le loro opinioni. Tra questi, mi è capitato di parlare con il figlio di un amico, conosciuto in Repubblica Dominicana. Oltre ad aver viaggiato parecchio, aveva vissuto per 15 anni in USA e mi avvertì della troppa burocrazia che riguardava l’immigrazione americana. Così, grazie al visto chiamato “Work&Holiday”, siamo approdati qui abbastanza facilmente. Secondo me, il problema maggiore è come affrontare il pre-partenza. Io penso sia opportuno andare via nella prima settimana in cui si prende la decisione di partire. Noi abbiamo passato 3 mesi chiedendoci se era la cosa giusta e dove quest’avventura ci avrebbe portato… è stata una vera agonia!

 

Quali sono state le emozioni che hai provato al tuo arrivo?

 

Smarrimento, credo sia la parola che meglio descriva ciò che provammo. Arrivammo alle 12pm, con il pullman che ci portò dall’aeroporto alla stazione centrale di Melbourne, a piedi come due scemi in cerca dell’ostello con valigie, tracolle e zainetti che neanche un carico di piombo poteva sembrar più pesante! Passato questo, subentrò la meraviglia, grandi parchi in centro città, tutto che sembrava trascorrere tranquillo e sereno, proprio una bella sensazione.

 

 

 

Quando e perché è nata l’esigenza di mollare tutto e di abbandonare l’Italia?

 

La voglia di cambiare, il lavoro senza sbocchi, i soldi sempre più veloci ad uscire che ad entrare, la situazione sociopolitica europea, aggiunti al fatto che nel DNA ho molto del viaggiatore, avendo viaggiato molto, dall’età di 11 anni, con i miei genitori tra Brasile, Italia e Repubblica Dominicana. Oltretutto mi ero stufato di lamentarmi delle varie situazioni e di non poter fare nulla per cambiarle… in parole povere…l’Italia mi stava molto stretta. Una sera, dopo averne parlato per mesi con la mia fidanzata, ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti: “qui non abbiamo nulla se non i nostri genitori, siamo in affitto, lavoriamo per pagare le spese e non mettiamo via niente, oltre ad essere vittime di una routine senza sbocchi. Dobbiamo fare qualcosa… molliamo tutto e andiamocene via”. Anche se, veramente la cosa è andata diversamente, con io che dicevo alla mia amata: “io vado, mi farebbe piacere se venissi anche tu, ma se non vuoi…io vado ugualmente” …..ma è una cosa poco carina da dire in giro!

 

Così a febbraio siete arrivati in Australia. Cosa è successo da quel momento in poi?

 

Premetto con il dirti che noi, da perfetti italiani, abbiamo la capacità di arrangiarci e, fra le tante virtù, abbiamo quella di fidarci dei connazionali (cosa da non fare). Mi dispiace molto dirlo, ma la maggior parte di loro sono dei farabutti, soprattutto quelli appartenenti alla seconda generazione che si è stabilita qui…Ovviamente non c’è da fare di tutta l’erba un fascio, ma ad oggi, qui in Australia siamo stati presi in giro da tre italiani su quattro! La serie di “sfighe” parte da Melbourne. Dopo la settimana passata in un ostello in città, ci trasferimmo a venti chilometri, in un paese chiamato Deer Park. Ci siamo stati per circa un mese e mezzo, lavorando per una famiglia di italiani che pagavano la mia fidanzata 10$ l’ora in nero. Per quanto mi riguarda, dopo aver lavorato per una settimana come panettiere e addetto alle consegne, dalle 4 di mattina alle 6/8 di sera, mi sono sentito dire: “Pensavo che volessi imparare e ti facevo un favore a farti lavorare!”. Come se non bastasse, il Tizio ci aveva anche fittato casa e, tenendosi caparra e tutto (ovviamente sempre in nero perché si era “tra amici”) ci ha buttato fuori di casa, dandoci dei cani e dei bastardi (senza andare oltre…), appena gli abbiamo detto dell’intenzione di partire verso nuovi lidi. Così mi son visto costretto ad acquistare un mezzo di trasporto per avere almeno un tetto sulla testa… Dopo questa “batosta”, siamo partiti all’avventura, con una Holden Commodore a Gas, una berlina con 75L di serbatoio di gas nel baule, caricata a mo’ di van… La prima settimana l’abbiamo passata in cerca di soli free camping, il primo dei quali, tutto sommato pur trovandosi in un posto sperduto, contava la presenza di alcune persone. Nel secondo invece, ci siamo ritrovati ad essere gli unici esseri umani nel raggio di parecchi chilometri, circondati da un buio pesto, tanto che anche il quadrupede si “pisciava” sotto dalla paura. Tutto sommato è stata una serata indimenticabile, con noi che cucinavamo una frittata su un falò enorme. La serata è terminata in una stazione di servizio lungo l’autostrada che porta da Sydney a Brisbane. La settimana successiva l’abbiamo trascorsa oziando in riva ad un lago in zona Forster/Tuncurry, sulla costa est a metà tra Sydney e Brisbane. Dopo questa sosta rilassante e rigenerativa per lo spirito, siamo volati in zona Harvey Bay, dove la mia compagna di vita, ha trovato un lavoro come cuoca, mentre io lavoravo come freelance nel mio settore. Ma ovviamente (vedi esperienza precedente), degli italiani non ci si può fidare. Questa volta però, appena abbiamo sentito puzza di bruciato, siamo volati a Brisbane, dopo una puntatina a Agnes Water, paese 500km a nord di Brisbane…e qui ci siamo stabiliti. Anche qui la mia dolce metà ha trovato un lavoro come cuoca e speriamo che questa volta sia diverso… Purtroppo una cuoca italiana è richiesta in ristoranti italiani dove lavorano gli italiani… non si scappa alla logica! Io invece dopo essermi buttato a fare il cameriere (qualcuno vicino a me ha detto che era come mettere un elefante in una cristalleria… e purtroppo aveva ragione), ho provato a fare il Dog-Sitter, ho cercato di andare a fare lo spazzino e la cavia umana (poco ci mancava). Poi un’azienda di Melbourne, volendo espandersi qui in zona, mi ha voluto come suo primo Web Developer…

Nonostante il mio proposito per la nuova vita fosse stato quello di cambiare totalmente professione, anche solo per disintossicarmi dal PC e da tutto ciò che ne consegue, sono finito nuovamente a fare il Web Developer, (per chi non fosse del settore, lo si riconosce come “il tizio che fa siti”). Ho appena cominciato la seconda settimana di attività ed ho già voglia di ferie!

 

 

 

 

Cosa puoi raccontarci dell’Australia?

 

E’ un Paese particolare, riesci ad odiarlo ed adorarlo per gli stessi motivi. Uno Stato grande, enorme, verde (almeno le zone che abbiamo visto finora), caldo, amichevole in grandi centri, un po’ meno fuori, ma comunque un bel posto dove vivere. I paesaggi, tolta la costa, sono un po’ monotoni, strada dritta, alberoni ai lati e così per chilometri e chilometri; a volte sembra quasi di trovarti in Toscana, altre invece in una radura in stile fattoria americana, di quelle che vedi nella tornado Valley negli USA.

 

Come si vive?

 

Si vive bene, veramente, pochi si incazzano, sono per la maggiore tranquilli e gentili, se la prendono comoda e sanno come divertirsi, purtroppo però, sono affetti anche loro dalla questione “abuso di alcol”. Dai più piccoli (14-16 anni) in su. L’inconveniente più grande è il costo della vita, perché se non percepisci uno stipendio “serio”, è dura! Qui la vita costa mediamente il doppio di quello che costa in Italia, ma gli stipendi sono 3 o 4 volte quelli che danno a noi in madrepatria. Quindi alla fine, se entri nel giro (lavorativamente parlando) sei a posto!

 

Come ti sei districato nella ricerca di un lavoro e di una casa?

 

Beh, il lavoro o lo si trova nel porta a porta o… su gumtree… Ho passato parecchie ore a inviare CV ad ogni annuncio che anche solo potesse lontanamente avvicinarsi a qualcosa che sapessi fare. Per la mia cuoca personale poi, credo che un giorno ne ho inviati 200 spammandoli ad ogni ristorante da Brisbane a Perth, passando per Darwin e Alice Spring. La casa è un altro bel problema, dato che se non hai lavoro (a libretto) non te l’affittano, se non hai qualcuno che ti garantisce, nemmeno… Vogliono sapere anche il numero di capelli che hai in testa e la quantità media di pipì che fai al giorno. Per nostra fortuna siamo riusciti a trovare persone che per ora, non si sono rivelate ancora dei tipici italiani all’estero e ci hanno dato una mano. Per l’arredamento e le cose di casa ci siamo affidati ai cash-converter, in pratica abbiamo raccolto e sistemato i rifiuti ingombranti che la gente ha messo fuori….un’altra cosa che rimarrà negli annali! Alle 2 di notte, ci siamo ritrovati a girare in macchina per cercare la migliore “spazzatura” che il marciapiede potesse offrire!

 

Durante questi mesi di permanenza hai avuto modo di vedere la famosa barriera corallina australiana?

 

Purtroppo il tempo e i soldi non me l’hanno ancora permesso, ma è una delle cose che mi sono ripromesso di fare una volta trovata la stabilità fisica, psichica e finanziaria!

 

 

Hai scritto anche il libro “Moto, pensieri e parole”, ce ne parli? Di cosa tratta?

 

Racconta o meglio, riporta, tutto ciò che è successo in due anni della mia vita, tutto quello che una moto sa portare nella vita di una persona che non vuole più vedere il mondo da un oblò, ma vuole fare parte del paesaggio che lo circonda. Due anni cavalcando accanto a persone stupende, le poche che veramente posso chiamare amici, perché sia nel mondo delle moto che fuori, mi sono stati molto vicini. Il tutto inizia alla consegna di “Priscilla”, moto problematica con una rottura (meccanica) per cavallo e arriva fino a “Belarda”, la più bella moto che io abbia mai avuto il piacere di guidare, dalla nascita alla distruzione… sua e mia… Avventure, sventure, amici, mangiate, viaggi, pensieri e sogni…avventure che solo su una due ruote si possono vivere.

 

Perché hai deciso di scriverlo?

 

Il tutto è nato un po’ per scherzo, dapprima erano semplici report delle uscite in moto (ai tempi ero il fotografo e il narratore delle nostre epiche uscite) e dato che piacevano, ho trasformato il tutto in Blog, dove oltre ai report scrivevo i pensieri e i problemi di un 18enne in un Paese problematico, dove vige la legge dell’apparire, ma che di sostanza non aveva molto. Per mia fortuna, avevo trovato la sostanza nelle moto e soprattutto nella gente che le cavalcava e che le cavalca tuttora…

 

Tornando all’Australia, pensi che sia la terra delle opportunità?

 

Sì, lo credo fermamente. Il problema maggiore è prendere il treno giusto, se mi concedete la metafora. Se riesci a beccare il momento e il posto giusto… o anche solo arrancare fin che non ottieni un lavoro decente, qui puoi ancora aspirare a fare grandi cose. Se hai un po’ di testa e la voglia, qui puoi fare!

 

Non hai mai nostalgia di casa? Non ti senti mai lontanissimo da casa?

 

Ho tanta nostalgia, ma solo di una cosa, della mia xbox parcheggiata a casa dei miei genitori. Per il resto non mi manca pressoché nulla, tranne qualche volta le mangiate a casa dei nonni la domenica o qualche amico con cui fare un’uscita in moto…
Sì, ok, un pochino anche il babbo e mamma, ma non troppo, dato che li sento più ora che quando ero a dieci chilometri da loro…

 

Il blog di Daigor: http://theaustraliantrip.beraid.it/ 

di***********@gm***.com 

 

A cura di Nicole Cascione

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