Luca Vullo, noto documentarista, studia l’attuale emigrazione italiana a Londra

 

Luca Vullo, documentarista siciliano, conduce workshop sul territorio nazionale ed internazionale sulla gestualità italiana. Tra i suoi tanti documentari spiccano “Dallo zolfo al Carbone” e “La voce del corpo”, una docu-fiction sulla gestualità siciliana, realizzato in collaborazione con la Regione Siciliana e la Sicilia Film Commission. Attualmente Luca sta lavorando a INFLUX, il suo nuovo documentario sull’attuale emigrazione italiana in UK ed in particolare a Londra, città in cui vive: “Un film che è il frutto di un’autoanalisi collettiva degli italiani fuori dal proprio contesto di origine, che cerca di comprenderne lo stato d’animo, la mentalità, scavando all’interno dell’italianità”.

 

Luca, sei molto giovane e con un curriculum ricco e interessante. Raccontaci il tuo percorso professionale.

Grazie per il “molto giovane”. Sicuramente non ho mai trovato il tempo di annoiarmi, amo fare tutto quello che mi piace e mi piacciono tante cose. Ho iniziato realizzando cortometraggi con gli amici, poi ho studiato cinema al DAMS di Bologna e nel frattempo frequentavo laboratori di cinema e facevo esperienze sui set con diversi ruoli. Successivamente ho fondato la mia casa di produzione in Sicilia e ho iniziato a produrre i mie documentari e a lavorare nell’advertising. Da più di 15 anni lavoro nella Media Education, realizzando laboratori di cinema presso Scuole, Università, Carceri e Associazioni. Negli ultimi anni ho incrementato l’attività di performer ed educatore in diversi contesti culturali, artistici e presso le Università.

 

Attualmente dove risiedi? E perché?

Vivo a Londra e ne sono felice, perché è la città che mi ha dato la libertà di essere quello che sono e di fare quello che mi piace. Inoltre qui riesco a toccare con mano i miei sogni! Non è un posto facile, ma sono perfettamente sintonizzato con il suo ritmo e la sua energia. Quindi al momento non ho intenzione di spostare la mia base da qui.

 

Conduci workshop sul territorio nazionale ed internazionale. Che differenze hai riscontrato tra le varie culture?

Una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita è proprio quella di condurre in giro per il mondo i miei workshop sulla gestualità italiana. Presento al resto del mondo un aspetto interessante della nostra cultura e la straordinaria capacità che il nostro popolo ha di comunicare con il corpo. Ovviamente gli italiani non sono gli unici ad utilizzare il corpo per comunicare. Basti pensare al Magreb e tutte le popolazioni del Mediterraneo, al Sud America, alla Russia, ma di certo gli italiani sono una delle popolazioni più capaci e creative. Il nostro codice non verbale è molto complesso e articolato. Questo rende tutto magico e affascinante.

 

Dove hai vissuto e quale Paese ti è rimasto nel cuore?

Sono appena tornato dalla California, dopo due mesi di insegnamento ed eventi sulla gestualità, e devo dire che mi è piaciuta molto, ma l’unico Paese estero dove ho vissuto stabilmente è l’Inghilterra. In Italia invece le città che mi sono rimaste nel cuore sono sicuramente Bologna e Catania.

 

 

Com’è l’approccio all’arte e alla cultura negli altri Paesi?

Francamente mi sembra molto diverso rispetto all’Italia e mi piace molto di più. Pensando all’Inghilterra, gli artisti credo che siano visti come risorse culturali ed economiche del Paese e le opere sono considerate anche come prodotti da vendere e distribuire al meglio. Qualcuno potrebbe vedere questo come una mercificazione dell’arte, ma basta fare un passo indietro per ricordare che da sempre gli artisti hanno avuto bisogno di mecenati e finanziatori che promuovessero e sostenessero la loro creatività. La differenza è che spesso all’estero si trovano.

 

Hai realizzato cortometraggi, documentari, video musicali e spot. Qual è il leitmotiv delle tue creazioni?

Comunicare messaggi utili, sociali e antropologici, ma anche divertenti, emozionando il pubblico.

 

Raccontaci un aneddoto legato ai tuoi viaggi all’estero.

Immaginatevi cosa può vivere un insegnante di gestualità italiana in giro per il mondo.

Una varietà di episodi e aneddoti talmente vasta che ne sto scrivendo un libro.

Uno degli aspetti ricorrenti è quello del “contagio gestuale” in ogni luogo durante i miei tour. In aereo, per strada, a scuola, al pub, ovunque. Pensando ai miei tour in Inghilterra, Germania e Norvegia, dopo ogni workshop succede qualcosa di magico dal punto di vista culturale, cioè ricevere un abbraccio (magari un po’ impacciato) di ringraziamento da molte persone presenti alla serata, che normalmente non usano abbracciare le persone e mantengono una distanza che varia da un metro a due metri durante la conversazione.

 

A cosa stai lavorando attualmente? E quali sono i tuoi progetti futuri?

Stiamo completando il mio ultimo documentario INFLUX, sull’attuale emigrazione italiana in UK ed in particolare a Londra. Un film che è il frutto di un’autoanalisi collettiva degli italiani fuori dal proprio contesto di origine, che cerca di comprenderne lo stato d’animo, la mentalità, scavando all’interno dell’italianità. Abbiamo partecipato allo Short Film Corner di Cannes con la versione short.

Successivamente lavorerò al mio primo film lungometraggio e al mio prossimo documentario.

Inoltre, tornando alla gestualità italiana, tirerò fuori diverse produzioni nel 2016 molto molto interessanti.

 

in**@lu*******.it    

 

SITI 

www.lucavullo.it 

www.ondemotive.net

www.lavocedelcorpo.com

www.influxlondon.com

www.dallozolfoalcarbone.com

 

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A cura di Nicole Cascione

 

 

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